Su di me

“… questo è un posto di combattenti ed eroi, che meritano silenzio e rispetto, anche se là fuori nessuno lo sa. Là fuori, se sapessero, si inchinerebbero. Bisogna inchinarsi davanti al coraggio di queste donne e dei loro piccoli guerrieri, e se sto usando parole troppo solenni è perchè è esattamente questo che si deve loro: solennità.
La Terra è un luogo di mondi paralleli, che convivono ignorandosi e si sfiorano senza mai la curiosità di conoscersi, e io davvero non immaginavo – quando ancora il mio universo era là fuori – che potesse esistere un mondo come questo”
Ho trovato queste parole, tratte da un libro di cui non conosco il titolo (e se qualcuno di voi le riconosce me lo dica per favore!), per una pura casualità in un momento delicato per me e per la mia famiglia.
Le ho lette e rilette, sentendole così familiari da far male.
E poi ho voluto dimenticarle, tanto che alla fine non le ho fatte leggere nemmeno a mio marito, l’unico che le avrebbe capite.
Per proteggermi, per non pensare, per continuare ad andare avanti senza darmi la possibilità di crollare.
Ero nella sala d’aspetto del reparto di terapia intensiva neonatale del Gaslini di Genova e aspettavo il mio turno per parlare con i medici, come ogni giorno da due settimane.
Margherita è nata prematura a 30 settimane per un distacco di placenta, una cosa di cui non sapevo nulla e che comporta gravi rischi per la mamma e il bimbo.
Pesava poco più di 1500 gr, ma ha dimostrato subito di essere una tosta.
Quando si sente parlare di cesareo d’urgenza, parto prematuro, incubatrice e bimbi nati prima del termine non si ha idea di cosa davvero significa se non lo si è vissuto sulla propria pelle.
Io stessa, come tutti, non avevo idea di cosa comportasse partorire prima del tempo e non comprendevo il concetto di terapia intensiva. Nè tantomeno quello di parto cesareo d’urgenza.
Poi ci sono passata e all’improvviso ho capito.
Ho capito che le lacrime, il panico, la solitudine, il senso di impotenza, la preoccupazione e la tristezza non dovrebbero avere nulla a che fare con la nascita di un bimbo, ma può capitare che invece siano sentimenti con cui dover fare i conti.
Nessuna donna dovrebbe partorire da sola, in preda al panico e senza il minimo preavviso, ma in quel frangente ho trovato una forza che non sapevo nemmeno di avere.
Ho scoperto che per ogni bimbo che aveva fretta di nascere c’è una vita da riorganizzare in sua funzione; e ci sono una mamma e un papà che non possono tenerlo fra le braccia come sarebbe naturale; che una mamma è costretta a stare lontano dal suo cucciolo e può finalmente incontrarlo dopo giorni perchè lei stessa ha bisogno di cure e riposo; che in quei momenti un papà coraggioso e forte si prende cura di quel piccolino da solo, con il cuore pieno di preoccupazioni e paura; che il cuore si divide: metà accanto all’incubatrice e metà a casa, accanto ad un bimbo più grande che ha bisogno della sua mamma.
Ho scoperto che si possono trascorrere ore accanto ad una incubatrice, stringendo una manina piccolissima cercando di coprire con la propria voce i bip delle macchine.
Che cambiare il pannolino ad una creaturina minuscola è un’esperienza che fa sciogliere il cuore.
E che quegli occhioni dolci nascondono una tenacia senza pari.
Ma ho anche scoperto che, se c’è amore, insieme si supera tutto e se ne esce più forti. Perchè superare insieme le prove più difficili, tenendosi per mano, unisce in modo diverso da qualsiasi altra esperienza.
È stata dura, chi ci è passato lo sa, ma io sono certa che aver affrontato tutto con incrollabile ottimismo e sempre col sorriso abbia fatto la differenza.
Ci sono stati giorni in cui anche solo guardare le mie foto col pancione mi faceva male, ma quando ci si trova all’improvviso in una situazione imprevista che non si può cambiare, tanto vale trarne qualcosa di buono e sforzarsi di restare positivi.
Anche le esperienze peggiori hanno i loro lati positivi e io grazie a questa ho capito chi mi è davvero amico e chi no, ora so chi sono le persone su cui posso davvero contare e ho ritrovato amicizie un po’ dimenticate, ho avuto conferme e sorprese, dimostrazioni di vero affetto e gesti sinceri di solidarietà.
Ho anche scoperto di essere più forte di quello che credevo.

Perché vi racconto tutto questo oggi?

Perchè il 17 Novembre è stata la Giornata Mondiale del Bambino Prematuro, una ricorrenza di cui non sapevo nulla fino all’anno scorso e che ora non posso ignorare.

Questi piccoli guerrieri che si attaccano alla vita con tutte le loro forze, combattendo e facendo miracoli dal momento della loro nascita hanno tutto il diritto di essere celebrati.
Perchè le cure dei medici e l’amore di mamma e papà sono fondamentali ma, se questi bimbi possono andare finalmente nelle case che li aspettano, il merito è soprattutto loro e della loro forza.

Dopo 29 giorni di terapia intensiva Margherita è venuta a casa, pesava solo 2kg ma a noi sembrava già così grande…
E finalmente è iniziata la nostra quotidianità con lei e le nostre vite sono tornate alla normalità e ad una routine di cui abbiamo sentito la mancanza ogni secondo durante il mese trascorso lontani da casa.
I muri dei corridoi del reparto di terapia intensiva del Gaslini sono ricoperti di foto di bimbi prematuri, accompagnate dai racconti dei loro genitori e io passavo tanto tempo a leggere quelle parole, perchè mi davano forza e speranza quando mi mancavano, in quei giorni pieni di incognite e paura.
Scrivo queste parole nella speranza di essere di conforto a chi sta attraversando una situazione simile e vorrei che chi legge queste righe si sentisse rassicurato perchè sono un messaggio di speranza e di positività.
Da questi piccoli guerrieri abbiamo molto da imparare!
A distanza di un anno il dolore si può dire che è sparito, ma certe cose non si possono dimenticare e forse è giusto che sia così.
Ora guardo Margherita che impara a camminare, sorride sempre, non sta mai zitta e che ha il caratterino tosto che già un anno fa si intuiva e i ricordi più brutti sono sfocati perchè ne stiamo costruendo di belli ogni giorno, noi quattro insieme.
E quando sento una storia simile alla sua quello che vorrei dire alle mamme e ai papà è scontato ma vero: ‘è dura, durissima, ma tutto passa e dopo la gioia sarà grandissima’

Nota: il titolo di questo post riprende le parole di una delle infermiere, che mi disse:

la vostra vita ha preso una curva, ma la strada si raddrizza sempre un po’ di più ogni giorno che passa

Ancora ora penso che quella donna speciale non poteva trovare parole più belle per consolarmi.

Con affetto, Vale

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